Il congedo di maternità è un diritto garantito a tutte le lavoratrici: spetta a chi lavora in regime di partita IVA così come a chi ha un contratto di lavoro dipendente.
Ma i modi e tempi in cui le madri possono disporre del congedo, ricevere l’indennità, e l’ammontare di questo sussidio possono variare anche di molto a seconda delle diverse situazioni personali e professionali.
Facciamo anzitutto chiarezza su quali sono le modalità per godere di questi diritti e che tipi di contributi devono aspettarsi le lavoratrici in regime di partita IVA che progettano una gravidanza. Capiamo quindi quali sono gli strumenti utili per affrontare con serenità questo periodo, che possono affiancare e rendere più efficaci quelli previsti per legge.
Congedo e indennità di maternità per partive IVA: cosa prevede la legge
Prima di cominciare a darti le informazioni di base è importante fare una premessa: in questo articolo trovi indicazioni che ti aiutano a orientarti nella materia e a valutare quali possono essere le soluzioni più adatte a sostenere le tue esigenze in queste circostanze.
Ti ricordiamo però che esistono importanti differenze che dipendono, ad esempio, dalla cassa previdenziale a cui è iscritta la libera professionista che gode di queste misure. Inoltre si tratta di una materia che è soggetta a modifiche piuttosto frequenti.
Se quindi hai bisogno imminente di informazioni più aggiornate ti invitiamo comunque a chiedere una consulenza a figure professionali che si occupano di diritto del lavoro.
Chi può richiederlo
Tutte le libere professioniste e le imprenditrici possono richiedere di godere del congedo di maternità e della relativa indennità. Questo vale, senza differenze, anche in caso di adozione o affido.
Le lavoratrici che hanno partita IVA e sono iscritte alla gestione separata INPS per poter ricevere l’indennità devono aver versato almeno un mese di contributi nei dodici mesi precedenti il periodo di inizio della maternità. Invece le iscritte alla gestione artigiani e commercianti INPS non sono tenute ad avere un minimo di contributi versati, ma devono dimostrare di essere in regola con il pagamento degli stessi contributi al momento della domanda.
Quando e come richiederlo
Per farlo occorre presentare domanda all’INPS dopo il parto; lo si può fare immediatamente dopo, ma c’è un anno di tempo dalla nascita per procedere alla richiesta.
La domanda si può compilare online attraverso il portale INPS. Ci sono anche altre due possibilità: quella di chiedere assistenza al contact center, oppure andare di persona in un ufficio INPS.
Servono il documento di identità di chi presenta la richiesta e il documento di un medico che attesta la gravidanza e indica la date presunta del parto.
Quando se ne usufruisce
In teoria il periodo standard previsto per il congedo di maternità copre i due mesi precedenti al parto e i tre mesi successivi. Esiste però il diritto al cosiddetto “esercizio della flessibilità”: questo significa che si può spostare il periodo coperto dal congedo al mese precedente al parto, cui si andranno a sommare i quattro successivi. O addirittura goderne dal giorno del parto per i cinque mesi successivi; in questi due ultimi casi serve comunque un certificato medico che assicuri della buona salute della lavoratrice.
Non esiste più in questo periodo l’obbligo di astensione dal lavoro: questo significa che le lavoratrici che godono del congedo di maternità e hanno partita IVA possono comunque lavorare, emettere fatture ed essere pagate, senza perdere diritto all’indennità.
Come viene calcolato
Il modo in cui si calcola la cifra a cui ammonta l’indennità di maternità è l’elemento di maggior differenza tra professioniste iscritte a diverse gestioni.
Ad esempio le libere professioniste che aderiscono alle casse previdenziali degli ordini riceveranno, per il periodo dovuto, l’80% dei compensi dichiarati l’anno precedente il parto, ovviamente commisurati su 5 mesi.
Se i compensi fossero stati molto bassi, l’indennità sarà comunque calcolata a partire dal salario minimo giornaliero previsto dalla legge per la qualifica di impiegato.
Invece per le lavoratrici iscritte alla gestione separata INPS l’importo dell’indennità si basa sui redditi dichiarati nei 12 mesi precedenti al parto. Da questa cifra si ricava un reddito medio giornaliero. L’indennità di maternità allora corrisponde all’80% di questo reddito medio giornaliero, per cinque mesi, ossia circa 100 giorni lavorativi.
È evidente allora che la cifra totale dell’indennità dipende davvero molto dal volume di lavoro dell’anno che precede il congedo. Periodo che tra l’altro, di solito, vede ridursi progressivamente il carico di lavoro che si può sostenere. Esiste quindi la possibilità che l’indennità prevista non sia soddisfacente per trascorrere in serenità il periodo di congedo.
Per questo è utile conoscere soluzioni complementari e valutarne l’efficacia.
Altri supporti al reddito in maternità per partite IVA: la copertura sanitaria integrativa

Le misure che la legge garantisce per sostenere la maternità delle professioniste con partita IVA sono un sostegno sicuro per affrontare questo frangente.
Però la consistenza di queste misure, come abbiamo visto, ha una certa variabilità in base alla tipologia di inquadramento della lavoratrice. Questo significa che in alcuni casi il contributo potrebbe ridursi a una cifra piuttosto bassa, di cui peraltro si può disporre soltanto alla fine del periodo coperto da indennità.
Questi meccanismi quindi possono esporre le professioniste a delle difficoltà nell’affrontare le spese legate al periodo della gravidanza, e nei primissimi mesi dal parto. In questa fase infatti è più improbabile riuscire a ripristinare un flusso di lavoro, quindi di introiti, paragonabili a quelli del periodo precedente.
Quindi, anche se è importante essere consapevoli di quanto la legge garantisce a libere professioniste e imprenditrici, lo è altrettanto prendere in considerazione misure alternative che possono integrare il reddito in questo periodo.
Da questo punto di vista il mercato dei prodotti progettati per le esigenze di sostegno integrativo alla salute e alla genitorialità di chi lavora con partita IVA è ancora piuttosto giovane in Italia.
Mutua Privata ha voluto perciò strutturare la propria offerta rivolta a lavoratrici e lavoratori autonomi con diversi obiettivi, tra cui proprio quello di sostenere la genitorialità. Il piano dedicato, infatti, prevede una serie di benefici che vanno a integrare quelli previsti dalla legge.
È garantita a chi aderisce al piano anzitutto un’indennità di maternità di 800 euro, di cui usufruire a partire dalla trentesima settimana di gestazione; un piccolo assegno è riconosciuto anche ai neo-padri per poter assistere le compagne durante i primi giorni di vita dei figli.

Questa misura di supporto del reddito va a sommarsi al rimborso di 80 euro al giorno per periodi di ricovero o malattia superiori a 10 giorni, e alle agevolazioni legate alle prestazioni specialistiche. In aggiunta infatti alle coperture previste per esami e visite per chiunque acquisti un piano, in caso di gravidanza, Mutua Privata contribuisce alla spesa per 4 visite ginecologiche e 4 esami diagnostici, oltre a riconoscere un rimborso per esami del sangue se si supera il massimale previsto dal piano.
Oggi le persone che lavorano con partita IVA in Italia sono oltre 5 milioni: non si tratta quindi più di una categoria che “fa eccezione” all’interno del sistema di tutele, pubbliche e private. Il piano progettato da Mutua Privata per le esigenze di salute, genitorialità e corretta gestione delle finanze e del benessere dei lavoratori autonomi è un prodotto che ha l’ambizione di diventare strumento abituale e familiare.
Un aiuto concreto nella costruzione di un welfare personale e familiare che permetta di godere a pieno e con tranquillità dei vantaggi legati a questa forma di inquadramento professionale.





